“Il viaggio cambia le persone. Quando ci si muove attraverso questo mondo si altera leggermente il corso delle cose, si lascia un segno, per quanto piccolo. E in cambio, il viaggio lascia un segno su di noi.
Anthony Bourdain
Ciao, sono Silvia e fin da quando sono piccola sono sempre stata affascinata dalle cose nuove. Con i miei genitori ho avuto la fortuna di viaggiare in posti meravigliosi, ma ero alla ricerca di qualcosa di diverso: non volevo più essere una turista, desideravo viaggiare per immergermi completamente in una cultura diversa, in un mondo diverso, per imparare a guardare le cose con occhi nuovi. È stato proprio questo desiderio che mi ha spinta ad iscrivermi al programma Rotary Youth Exchange Family to Family, pronta ad affrontare un’ esperienza che so mi avrebbe cambiata.

Ad essere del tutto sincera, gli Stati Uniti non occupavano il primo posto nei miei pensieri quando sognavo di partire. Poi, un giorno, mi è capitato tra le mani l’ application form di Madison, una ragazza americana che desiderava fare uno scambio in Italia.
Sfogliando quelle pagine, ho visto riflessa una parte di me: avevamo le stesse passioni, la stessa curiosità verso il mondo.
Ho avvertito una scintilla immediata e ho capito che non dovevo cercare altrove; quella era l’ opportunità da cogliere al volo.
Prima della partenza, la curiosità e l’ entusiasmo andavano a pari passo con un pizzico di timore. La mia destinazione era un piccolo paesino immerso nei i boschi della Pennsylvania, una realtà di appena un migliaio di abitanti. Abituata alla città, temevo di soffrire i ritmi di un centro così piccolo. Tuttavia l’incertezza si è trasformata in una piacevole sopresa. Fin dal primo abbraccio con la mia famiglia ospitante, ogni esitazione è evaporata. Buttarsi a capofitto nella lingua inglese, senza reti di salvataggio, non è stato solo uno sforzo comunicativo, ma ho scoperto di poter tirar fuori una grinta e una capacità di adattamento che non sapevo neanche di avere.

Entrare in quella casa è stato come essere adottata da un ‘intera comunità. I genitori, i nonni, gli zii e gli amici di Madison mi hanno avvolta in un calore bellissimo. Erano sinceramente affascinati dal mio mondo e facevano a gara per includermi in qualsiasi momento della loro vita. Con loro ho riscoperto la bellezza della natura selvaggia e dei gesti semplici: le mattine passate a passeggiare tra i prati ricoperti di rugiada, le giornate di pesca, l’hiking tra i sentieri e le gite nei State Parks, dove ci siamo lanciati in kayak e abbiamo riso a crepapelle facendo il bagno nel fiume, proprio sotto la nebbia di una cascata.
Ho capito che adattarsi a uno stile di vita diverso, dai ritmi ai sapori, non significa abbandonare completamente il nostro modo di fare, ma ampliare i confini della propria flessibilità. Lo scambio, del resto, vive di reciprocità. Così ho portato un pezzetto d’Italia nella loro quotidianità: la cucina è diventata il nostro momento di condivisione. Preparare la vera carbonara e il tiramisù insieme, con le note del cantautorato italiano, è stato un piccolo gesto per cercare di ricambiare l’ accoglienza calorosa.

Il momento più alto di questo senso di appartenenza è arrivato il 4 Luglio. Ho dato una mano al Rotary locale ad organizzare la festa al campo di atletica della scuola. Tra gli stand del cibo e l’ attesa dei fuochi d’ artificio, mi sono ritrovata a dipingere tatuaggi temporanei ai bambini. Tra risate e momenti di gratitudine ho capito di non essere un’ ospite di passaggio bensì ero parte integrante di quella comunità.
Il viaggio di ritorno ha segnato l’inizio del secondo capitolo: Madison è salita in aereo con me. Per lei, che non era mai stata lontana dai suoi genitori per più di qualche giorni, l’impatto con l’Italia rappresentava una vera e propria prova del nove. Ad attenderla, però, ha trovato una casa e una famiglia accogliente piena di calore e serenità.
Anche i miei genitori hanno abbattuto ogni barriera, mettendosi in gioco senza riserve. Non parlavano un inglese perfetto, ma quando la grammatica falliva o sorgeva un fraintendimento, le parole lasciavano il posto a risate contagiose e imparare qualcosa di nuovo. Insieme al mio gruppo di amici le abbiamo spalancato le porte della nostra vita: abbiamo esplorato Verona e Milano insieme, abbiamo passato una giornata al lago di Garda e ci siamo divertiti da matti a Gardaland.

Per Madison, anche le piccole cose come trovarsi per fare un aperitivo in gruppo, era una novità entusiasmante e nuova.
Vedere attraverso i suoi occhi momenti che per me erano normalità come la libertà di camminare a piedi la sera tra le vie del centro per mangiare una pizza insieme, mi ha insegnato un grande senso di gratitudine.
Quando è arrivato il momento di salutarsi, Madison ci ha ringraziati con le lacrime agli occhi. Sentirsi amata e al sicuro a migliaia di chilometri da casa le aveva regalato qualcosa di inestimabile. Ci ha confidato che grazie a questa esperienza l’idea di trasferirsi al college il prossimo anno, lontano da casa, non la spaventa più.

Il Rotary Family to Family mi ha dimostrato che le scelte più imprevedibili e i momenti di condivisione sono quelli che ci trasformano di più. Ho imparato che l’inaspettato va abbracciato a braccia aperte, la distanza smette di essere un ostacolo e un luogo e una famiglia sconosciuta può diventare, per sempre, casa.